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Parlare per dire

Ma tu, quando parli al tuo cliente, ti domandi che cosa vuoi che ne faccia?

Sai, spesso, noi professionisti stiamo molto attenti a parlare in modo curato, preciso, se serve anche appassionato ma quante volte i discorsi che facciamo piacciono soprattutto a noi? Non che siano sbagliati, certo che no, ci appagano per quanto siamo effettivamente bravi e competenti ma il cliente, lui, che cosa ne ha capito?

E, soprattutto, che uso deve fare del nostro preziosissimo pensiero esposto con tanta cura?

In un ristorante giapponese, quelli da all you can eat, c’era scritto sul menu: chi lascia del cibo nel piatto paga il 50%. Piccolissimo particolare: non c’era scritto in più!

Perché il punto non è mica verificare che sei bravo, competente, attento, aggiornato e responsabile: sei un professionista di qualità, questo non si discute neppure.

No, il punto è che cosa comprende il tuo cliente: puoi immaginare, no?, che sia un po’ teso, emozionato, che penda dalle tue labbra per ascoltare il tuo parere, che è la tua sentenza. Che tu sia medico, commercialista, avvocato o psicologo, in quel momento, in quel passaggio la sua vita dipende in gran parte da quello che tu dirai.

Ecco, modellare le nostre parole per quello specifico cliente, verificare che cosa in realtà abbia ascoltato, che cosa ha capito e che uso potrebbe farne, questo è prendersi cura del tuo cliente.

Lo pratichiamo bene, in dettaglio, nei nostri incontri del corso Da bravo a eccellente, ma vedrai com’è appagante vedere che lui distende i tratti del volto, rilassa le spalle, dà un sospiro soddisfatto: perché mai privarsene?

Prendiamoci questo lusso, ce lo meritiamo, credi.

 

 

 

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