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Persone e professionalità

Spesso ci diciamo, sappiamo bene, quanto sia coinvolta la nostra persona nell’esercizio della professione, quanto sia facile portarci i pensieri a casa e quanto ci sentiamo insicuri di fronte a un quesito, a un problema che ci vien posto e di cui temiamo la difficoltà intricata.

Analogamente, spesso per l’altro è difficile fare la fatica di fare il cliente: comporta mettersi in posizione di richiedere un aiuto, definirsi impotenti e incapaci di fronte a una complicazione che non si sa come gestire.

Certo, noi professionisti riconosciamo benissimo l’arroganza di chi allude al denaro del nostro onorario, allude a conoscenze in alto rango, si pavoneggia per i suoi successi nel campo suo.

E sappiamo bene che è tutta una sceneggiata che dovrebbe coprire il timore e la fragilità di chi come cliente deve porsi.

Ma quando l’altro è nel nostro studio, spetta a noi la responsabilità della scelta: quali aspetti della nostra persona facciamo entrare in gioco per vestire la nostra professionalità affinché sia, come deve, efficace e condivisibile?

Affinché l’altro possa riconoscerci come il suo professionista, è meglio mostrare i muscoli della nostra grande capacità ed esperienza, oppure acquietare la sua ansia con una breve conversazione cordiale prima di entrare nel merito della questione?

Quando e come far emergere i  nostri tratti più adeguati di personalità affinché anche noi possiamo riconoscere l’altro come il nostro cliente?

Decisioni complesse in cui è determinante la perizia del saper individuare e scegliere sul momento: nell’attesa di ritrovarci a sperimentarlo in pratica e addestrarci alla scelta nel corso Da bravo a eccellente, possiamo sempre, intanto, esercitarci nell’indossare i panni del cliente tanto per imparare a vedere e vivere la situazione dai due differenti fronti!!

 

 

 

 

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